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Katazen: un mondo
ineffabile...


Un mestiere senza nome

Un mestiere vero e proprio?
Chissà; certo è che in passato esistevano persone che si arrangiavano e,
pur di non andare a commettere atti illeciti, si inventavano i lavori più
strani per riuscire a portare a casa qualcosa da mangiare.
Parliamo di persone scevre da orari ma che,
comunque, non potevano permettersi di andare in ferie.
Uscivano di casa di buon mattino per andare a raccogliere in ogni dove
i prodotti spontanei che la natura poteva loro offrire.
Erano attrezzati con capienti bisacce destinate ad accogliere tutto ciò
che trovavano e che poteva servire alla famiglia oppure,
nei giorni di mercato, poteva essere venduto
in banchetti improvvisati.
Sapevano esattamente cosa cercare ed in quale stagione dell'anno:
c'era la stagione dei funghi, delle verdure spontanee, del tartufo,
dei cardi, della mentuccia e così via.
Tale attività presupponeva la minuziosa conoscenza dei luoghi,
dei sentieri e dei viottoli e comportava anche conoscenze di tipo
meteorologico: in assenza delle accurate odierne previsioni diffuse dalla
televisione, era sufficiente uno sguardo al cielo durante la notte,
sentire il vento o, semplicemente, annusare l'aria per sapere
come comportarsi il giorno seguente.*
La giornata trascorsa in campagna in cerca di prodotti della terra non era
mai vana: questi cercatori non tornavano mai a mani vuote perchè,
comunque, la natura è prodiga; certo, potevano esserci giornate
più propizie di altre ma, alla fine, qualcosa da vendere al mercato
ci scappava sempre e, nella peggiore delle ipotesi,
sicuramente qualcosa da mangiare per la famiglia
veniva rimediato e le donne sapevano
come cucinare quanto trovato con
ricette povere ma, non per questo,
meno saporite.
D'inverno era possibile, sottoterra e scavando appena un po',
trovare tuberi, "cipollacce" selvatiche molto saporite da cuocere alla brace
e da condire con olio, aceto e sale.
Altri periodi dell'anno, invece, erano forieri di lumache che, raccolte in grandi
cesti potevano anch'esse essere mangiate e/o vendute al mercato.
Alcune di queste persone cacciavano i ricci la cui carne, pare,
sia molto prelibata; era per questo che spesso si accompagnavano ad
un cane che con il suo fiuto scovava questi animali.
Certo è che per esercitare questo mestiere bisognava essere in salute e,
sopratutto, avere buone gambe per percorrere pianure,
valli e, talvolta, monti.
Seppur stanchi, la sera, questi strani cercatori si recavano puntualmente
in osteria per qualche bicchiere di buon vino in compagnia degli amici;
quella dell'osteria era una tradizione che, sopratutto dalle nostre parti,
non poteva non essere onorata.
Con il boom economico degli anni sessanta si raggiunse un diffuso benessere
e le poche persone che vivevano di questa particolare attività
cominciarono a dedicarsi ad altre occupazioni.
L'ironia della sorte vuole, però, che proprio coloro che sono dediti ad altre
professioni, anche prestigiose, talvolta attendano i giorni di festa
per fare, divertendosi e rilassandosi, ciò che taluna povera gente
all'inizio dello scorso secolo era costretta a fare
per sopravvivere.

                                                                    da "il Cortese"


*Oppure sentire chiaramente il fischio del treno come lo sto sentendo io,
in questo momento, mentre sto scrivendo al computer, (abito poco lontano
da un ponte ferroviario di una linea secondaria).
Segno che il tempo sta per cambiare. Da bello in peggio, (un modo di dire).
In questo caso è l'estate che sta invertendo la rotta.
Oppure anche l'acuirsi di un dolorino alla spalla. Postumo di una lontana slogatura.
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