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Paul Coelho

Paulo Coelho è un fenomeno, non solo editoriale.
Le cifre che lo riguardano sono impressionanti:
65 milioni di copie dei suoi libri vendute, libri tradotti in 59 lingue.
I suoi lettori non sono lettori qualunque, sono dei fan.
Alcuni critici lo definiscono "Il mistico della Coca Cola", altri dicono che è un
fenomeno passeggero.
Al tempo stesso, però, personaggi come Umberto Eco, Bill Clinton e Madonna
ne parlano con ammirazione.
Ad ogni modo, il fenomeno Coelho, il fatto che egli condivida con J.K.Rowling
e Dan Brown i primi posti della classifica dei tre scrittori più popolari al  mondo,
può voler dire che l'umanità ha bisogno di credere nei miracoli e nella magia.

D) Signor Coelho, nella prefazione del suo bestseller "L'alchimista" lei
ha scritto di aver studiato alchimia per 11 anni.
A che livello di conoscenza è arrivato?

R) All'inizio fui sedotto dall'approccio classico, quello che implica di iniziare
al punto A e di procedere fino al punto B.
Durante questo processo si apprende e in seguito si cerca di mettere
in pratica le conoscenze come meglio si può nella vita di tutti i giorni.
In seguito, però, ho scoperto un segreto.
Tutto quello che vede qui intorno - il fotografo, l'erba là fuori,
i miei amici e quel tavolo - è manifestazione di un'unica cosa.
Non ci sono garanzie che quello che vediamo sia vero.
Questo tavolo, l'erba fuori, sono soltanto la parte visibile di Dio.
Ogni cosa che esiste è solo un imput del mio cervello.
La realtà è creata da reazioni chimiche nella mia corteccia cerebrale.

D) Si suppone che un maestro di alchimia sia capace - oltre che di
trasformare metalli qualunque in oro e di creare l'elisir di giovinezza -
di materializzare le cose e di cambiare le identità.
In che misura questo sapere teorico le serve nella vita reale?

R) Lasciamo perdere il sapere teorico.
L'alchimia è un'esperienza di vita, non è altro che saper proiettare
i propri sogni nella realtà.
Ad ogni modo, occorre studiare molto per esserne capaci
e occorre molta pratica.
Si cerca di osservare e di capire il procedimento - non si deve fare nulla
di speciale - si resta seduti in contemplazione, ci si osserva, si osserva
il mondo intorno a sè, si viaggia...

D) O si parte per un pellegrinaggio a Santiago de Compostela...

R) Il viaggio a Santiago de Compostela è stato un simbolo, un punto di rottura.
Fino ad allora le mie conoscenze erano puramente teoriche.
Sapevo già tutto, ma non ne ero davvero consapevole.
All'epoca mi chiedevo soltanto: "Che cosa ci faccio qui?".
Ho dovuto bruciarmi tutti i ponti alle spalle e seguire la mia chiamata.

D) Si è bruciato tutti i ponti alle spalle?

R) Si, non volevo più scrivere per la televisione e i giornali.
Volevo concentrarmi su quello che intendo fare davvero: scrivere.
In quel momento non è stata una decisione facile da prendere.
Avevo un buon lavoro alla Cbs, guadagnavo bene, eppure ho deciso
di lasciarmi tutto alle spalle e di inseguire i miei sogni.
Ci sono acuni momenti, nel corso della propria vita, in cui occorre
lasciar perdere e altri in cui occorre concentrarsi.
Adesso io sono in una fase nella quale esisto soltanto, ma so che si
avvicina il momento in cui dovrò concentrarmi ancora.
Queste cose si sentono.
E' la vita che vibra.

D) Che cosa le è accaduto di particolare durante il pellegrinaggio,
da rivelarsi così decisivo per la sua carriera?

R) Ogni pellegrinaggio è un'esperienza unica. Lo capisce chiunque.
In Pellegrinaggio (Diario di un mago) ho raccontato la mia esperienza
personale vissuta in quel viaggio, ho scritto che la cosa davvero importante
è essere disponibili a cogliere l'occasione, a seguire i propri sogni e pagarne
lo scotto.

D) Pagarne lo scotto?

R) Certamente. Per poter aver qualcosa occorre lasciarsi qualche altra
cosa alle spalle.

D) Che cosa pensa di Dan Brown? Per quanto riguarda le vendite ,
la tallona da vicino.

R) Non ho ancora letto nessuno dei suoi libri, ma deve trattarsi di
qualcosa di importante.Non è facile avere successo.
Mentre parliamo, in cima alla classifica ci sono tre scrittori.
Io sono al terzo posto, Rowling al secondo e Dan Brown al primo.

D) E ancora non è riuscito a leggere i suoi libri...

R) No, ancora no. Ma anche se non li ho letti, riesco a capire che ha voluto
provocare la gente, probabilmente anche per il modo in cui ha scritto quello
che ha scritto.
Penso che sia sempre meraviglioso essere capaci di interessare i propri lettori.

D) E' interessante il fatto che lei si dichiari cattolico anche se
nell'infanzia ha avuto parecchi problemi per la rigida educazione
cattolica che le è stata impartita.
Suo padre non è arrivato addirittura a ricoverarla in un centro
di salute mentale?

R) Sono stato cresciuto nella religione cattolica, più tardi mi sono ribellato
e infine vi ho fatto ritorno.
A parte tutto ciò, il messaggio di Gesù è molto più aperto alle discrepanze
di quanto si crede.

D) Lei ha scritto versi per canzoni rock, ha scritto testi teatrali
e per la televisione. Per fare tutto questo è necessario essere
capaci di stare sul palcoscenico.

R) Non necessariamente. Ci sono persone molto timide che lavorano
per il teatro. In effetti, sono molti i buoni scrittori timidi, che hanno
in antipatia parlare dei loro libri.

D) Lei è un eccezione?

R) No, affatto. Non vede che non mi piace parlare dei miei romanzi?
Tutto quello che avevo da dire si può trovare nei miei libri.

D) Il suo penultimo libro, 'Undici minuti', ha stupito tutti i suoi lettori.
Attraverso la vita della prostituta Marie, lei compie un viaggio nel
mondo del sesso, dal sadomasochismo e dal rapporto sessuale
meccanico fatto senza sentimento al sesso santificato.
"Abbiamo un Coelho erotico", ha scritto un giornale italiano..

R) Haha, un Coelho erotico! (Ride). In ogni libro esploro una parte
di me e quel libro rappresenta il modo in cui intendo il sesso,
la mia opinione sulla sessualità.
Il sesso è un'energia potente che può radicalmente trasformare una persona.
Avevo deciso tanto tempo fa di scrivere un romanzo del genere, ma allora in
realtà volevo descrivere soltanto la parte miracolosa, "santa" della sessualità.
Più avanti mi sono reso conto che non avrei potuto ignorare l'aspetto
più oscuro della sessualità.
E' tutto l'insieme di queste caratteristiche a rendere il sesso l'esperienza
suprema dell'amore e dell'unicità. L'esperienza di Dio.

D) Sei anni fa il regista Alfonso Cuaron disse che avrebbe diretto lui
L'alchimista, poi ci furono voci che il film lo avrebbe diretto Lawrence
Fishburne, e in seguito ancora che lei intendeva ricomprare i diritti
cinematografici. Che cosa sta succedendo?

R) E' vero, voglio ricomprare i diritti.
I miei libri fanno viaggiare i miei lettori nella loro stessa immaginazione
e temo che il film farebbe scomparire questa magia.
Inoltre, non mi piacciono i film tratti dai romanzi.

D) Nemmeno Il nome della rosa?

R) Quel film è un eccezione. A me è piaciuto, ma Umberto Eco lo ha detestato.

D) E Matrix?

R) Non è tratto da un romanzo.

D) Lo so, ma lei ha detto spesso che le idee espresse in
Matrix sono assai vicine a quelle contenute nei suoi libri.

R) E' vero. Si tratta di un ottimo film, che contiene un messaggio importante.


                                                                            Vesna Milek
                                                              - La Repubblica - 6 Maggio 2006.













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