Moises Broggi
IL VALOROSO MEDICO DI HEMINGWAY, 100 ANNI, RILEGGE IL "SUO" '900
Moises Broggi è il "piccolo e valoroso medico" repubblicano di cui parla
Ernest Hemingway in Per chi suona la campana, romanzo ambientato
durante la guerra civile spagnola.
Il 18 maggio scorso ha compiuto 100 anni.
Il giovane chirurgo delle Brigate internazionali operava nel '36 a pochi
metri dalla linea del fronte.
E' membro di Physicians for the prevention of nuclear war.
Nobel per la Pace nel 1985.
Scrive Broggi nella sua autobiografia:
"Sono nato nel maggio del 1908. Ho vissuto anni pieni di innovazioni che
hanno cambiato l'aspetto del mondo e il destino dell'umanità.
Ho visto il passaggio dal carro tirato da asini e cavalli
al motore a scoppio, dal carbone come primo produttore di energia
al petrolio e all'elettricità.
Ho vissuto gli inizi dell'aviazione, delle telecomunicazioni,
delle possibilità dell'energia atomica.
Ho potuto seguire intimamente lo straordinario progresso della medicina
che ha permesso di prolungare così tanto gli
anni di speranza di vita.
C'è stato chi ha pensato che la scienza e la tecnica potessero
risolvere ogni cosa,
ma le guerre hanno dimostrato che l'uomo continua a essere capace
di distruggere se stesso.
Nonostante tutto confesso che al di sopra dei progressi tecnici
e scientifici, sono le relazioni umane ciò che ha illuminato,
dato senso e allegria alla mia vita".
Per il suo centesimo compleanno il giornalista Josè Marti Gomez
è andato a intervistarlo.
La galleria di di personaggi e di storie che narra,
la quantità e qualità di aneddoti con cui li fa vivere,
rendono il suo racconto più ricco e appassionante del più
incredibile film di avventure.
Indiana Jones fa ridere, in confronto, è una favoletta da bambini.
Broggi cammina per strada, anche in inverno, senza cappotto.
A coloro che infagottati in piumini e sciarpe gli domandano se alla sua età
non abbia paura di ammalarsi, risponde:
"Il segreto per non prendere freddo è nella testa.
Quando scende la temperatura non serve un pastrano,
basta portare un cappello".
A chi gli chiede come gli sembrino gli ospedali di oggi risponde:
"Molto specializzati, efficienti.
Però il paziente passa da uno specialista all'altro senza che nessuno
gli rivolga la parola: accade sovente.
La medicina organizzata in questo modo è forse più efficace ma ha di
negativo che manca il rapporto umano col malato:
per chi soffre, la parola di sollievo continua a essere la cosa più importante,
cura almeno quanto i farmaci.
La parola alimenta l'attesa, la speranza, la comprensione e la consolazione,
lenisce la paura. A volte, ho osservato, basta quella".
Altre novità (oltre al motore a scoppio e all'aviazione, al gas di città,
alla luce elettrica) lo hanno, nel corso del secolo, sorpreso.
Come cambia il comportamento delle persone, per esempio:
come muta il rapporto fra vecchi e bambini o uomini e donne.
Racconta di un giorno che, rientrando a casa,
vide per strada un uomo grande e grosso,
una montagna d'uomo che stava picchiando una donna rannicchiata sotto di lui.
Broggi, piccolino e magro, fermò la macchina e scese.
"L'uomo continuava a picchiare la donna e non si accorse di me
che stavo arrivando alle sue spalle.
Quando gli fui molto vicino gli feci toc, toc, toc,
tre colpetti sulla schiena dell'energumeno.
Quando si voltò gli dissi con grande amabilità:
'La posso aiutare in qualcosa?'...
L'uomo non seppe come reagire, mi guardò un momento perplesso,
poi se ne andò via svelto borbottando qualcosa.
Mi sorprese che se ne andasse invece di darmi un paio di pugni,
gliene sarebbe bastato anche uno, vista la differenza di stazza fra noi.
Ma più ancora mi sorprese che anche la donna,
prima ancora che facessi in tempo ad abbassarmi e aiutarla,
si fosse già rialzata e fosse scappata via senza neppure dirmi grazie.
La vidi che camminava diritta,
allontanandosi da me come se niente fosse successo.
Solo ogni tanto, si scuoteva la polvere dagli abiti,
con piccoli colpi delle mani".
Concita De Gregorio
- La Repubblica delle Donne -
31 Maggio 2008