La lingua e la tradizione
Il dialetto parlato nella provincia di Padova, così come le altre varianti
del dialetto veneto, ha le sue radici nella lingua latina.
A partire dal III sec. d.C., infatti, l'opera di colonizzazione linguistica
portata avanti dai Romani impone la sostituzione del "venetico",
lingua con un alfabeto di origine etrusca parlata allora
con il latino.
La parlata locale evolve successivamente verso una forma di dialetto,
il "veneto neolatino", che, grazie alla trasmissione orale è rimasto
molto simile fino ai nostri giorni.
Il dialetto veneto è un elemento caratterizzante, nonchè simbolico,
della cultura popolare che viene definita "cultura della polenta".
Questo elemento ha sfamato per centinaia di anni le popolazioni
venete, che nella pianura padana coltivavano prevalentemente
il granoturco.
I contadini mangiavano polenta al mattino,a mezzogiorno e a sera,
mentre il pane di frumento era considerato un lusso.
Oggi - dopo alcuni anni di disaffezione - la polenta sta ritornando
in auge, non più come cibo dei poveri bensì come piatto tipico
rivalutato e rivisitato dai grandi chef (si pensi alla poenta e baccalà,
oppure poenta e osei).
Questa cultura popolare si corrobora nel filò (fiò), veglia che i contadini,
durante le lunghe serate invernali, facevano nelle stalle per
ripararsi dal freddo.
A tener loro compagnia c'erano i contafole, quasi tutti analfabeti,
che con i loro racconti, ricchi di riferimenti con la realtà circostante,
mantenevano viva la forza espressiva del dialetto e ne tramandavano
la tradizione orale.
A volte le persone radunate nella stalla partecipavano al racconto,
interpretando i ruoli dei vari personaggi e imitandone anche la voce
in un'atmosfera quasi teatrale.
Durante la recitazione le donne ricamavano o lavoravano a calza,
mentre gli uomini accudivano agli attrezzi del lavoro quotidiano.
Ma il filò era anche il luogo della "ciacola" e dei giochi, il luogo in cui si
raccontavano i proverbi, gli indovinelli, le filastrocche (famose le ninnananne),
il luogo in cui si cantavano i canti rituali legati alle stagioni ed agli
eventi importanti della vita dell'uomo (ad esempio il corteggiamento,
le nozze, ecc.).
Al filò si davano appuntamento i fidanzati e nascevano amori.
Nel campo della letteratura dialettale padovana spicca Angelo
Beolco detto il Ruzante, vissuto tra il 1500 circa e il 1542.
Il Ruzante, autore teatrale e attore, figlio di un medico,
ha vissuto a lungo tra i contadini della campagna padovana
lavorando con essi.
Egli fu uno dei maggiori contestatori dell'adozione del fiorentino come
lingua letteraria in Veneto nel periodo in cui a Venezia fervevano
le dispute sulla lingua italiana con il dotto veneziano Pietro Bembo
e il vicentino Gian Giorgio Trissino, entrambi fautori dell'italiano
fiorentino.
Portò in scena la parlata dei contadini della campagna padovana
davanti all'aristocrazia veneziana, che pur nutriva un pregiudizio
secolare nei confronti del modo contadino.
l'Incontro, nr. 5 - Maggio 2008 -
P.S.
In città c'è un vigile urbano, (orsobuono), così chiamato dai soci della pesca.
Un giorno che orsobuono era di servizio nei pressi del Santo,
gli si è avvicinato una vecchietta che doveva andare al Santo:
"Vedea che l'angoeo là in fondo? Ea gira a destra e a se trova
proprio davanti al Santo.
Però a fassa presto, parchè i gà intenssion de butàlo xo par
fare on supermercato".
"Oh Signor! Anca qoesta me toca sentir... ".