Kurt Vonnegut
"A volte mi chiedo perchè diavolo la gente debba ascoltarmi", racconta con la
consueta ironia nella sua brownstone nella midtown di Manhattan:
"Non ho mai avuto un grado all'interno della società: non sono un vescovo,
un manager, o un direttore di giornale".
D) Perchè, ritiene che sia così importante avere un riconoscimento come
il Pulitzer o il Nobel?
R) Io so solo che non li ho ricevuti, e che un premio come quelli che lei ha citati
dà un'aura di grande autorevolezza. Questo ovviamente non significa che tu non
dica delle tremende sciocchezze.
D) Lei ha parlato di gradi: come mai ha fatto un esempio militare?
R) Perchè l'esperienza militare mi ha segnato in maniera determinante.
Sono stato prigioniero di guerra in Germania a diciannove anni, e ho visto con
i miei occhi il bombardamento di Dresda.
Sono stato anche decorato, e credo di essere tra i pochi scrittori che abbia
avuto una simile onorificenza. Ma si tratta anche dell'unico grado che abbia
mai avuto, e sono consapevole che non diventerò mai generale.
D) Lei si definisce un uomo senza patria e arriva a chiedersi
"di chi diavolo sia questa nazione".
R) E' quello che sento, ed è quello che sente intorno a me un numero sempre
maggiore di persone.
Le cause partono da lontano, ma è certo che oggi viviamo in una situazione
tragica a causa del nostro amato presidente.
Personalmente provo nei suoi confronti disprezzo, e ritengo che sia genuinamente
stupido.
D) C'è qualcosa di positivo che riconosce a Bush? L'economia ad esempio
sta andando bene...
R) Per i privilegiati. Il nostro è un paese con ampie fasce di povertà.
Non dia retta alle statistiche e alla logica asettica dei numeri.
E non si lasci sedurre dalla continua glorificazione della ricchezza.
D) Uno degli elementi più inaspettati del libro è l'accusa ricorrente
di pseudo-cristianesimo...
R) Mi limito a ricordare che Cristo ha predicato il perdono e per questo è stato
torturato e ucciso.
Non mi sembra che il nostro paese segua l'insegnamento del perdono e della
pace. Penso anche ai privilegi sempre maggiori per i ricchi, voluti in primo
luogo dai repubblicani, e a quanto ha detto Cristo riguardo al cammello
e la cruna dell'ago.
D) In uno dei passaggi più provocatori del libro lei lamenta il fatto che in
alcuni luoghi pubblici vengano esposti i Dieci Comandamenti,
ma non le Beatitudini.
R) E' un'altra risposta a quello che mi chiedeva sullo pseudo-cristianesimo.
Pensi al passaggio in cui Cristo benedice gli umili e gli operatori di pace.
D) Lei individua nella dipendenza dal petrolio uno degli elementi più
pericolosi della nostra epoca.
R) E' una tragedia di cui non ci siamo ancora resi pienamente conto e rispetto
alla quale non vedo soluzione, nè credo che ne esista alcuna:
è la tragica ironia della situazione in cui ci siamo messi.
Ci siamo abituati tutti ad avere delle automobili e a considerarle qualcosa che
arricchisce la nostra libertà, o, cosa più incredibile, arreca felicità.
Mi chiedo cosa succederà quando termineranno le scorte di petrolio,
e ho la sensazione che i governanti attuali si preoccupano solo che ciò non
avvenga fin quando rimangono al governo.
Io ho scritto una lettera alle prossime generazioni nella quale offro le mie scuse,
dicendo che eravamo tutti ubriachi di petrolio.
Oggi sembra che il maggiore interesse sia quello di essere veloci.
D) Il libro dedica molta attenzione alle "personalità psicopatiche":
persone che lei definisce "intelligenti ma senza alcuna coscienza".
R) Ho un master in antropologia, e durante i miei studi una volta mi è capitato
di leggere un testo intitolato "The mask of sanity".
Ne è autore uno studioso di nome Hervey Cleckey, il quale analizza i
comportamenti di una serie di persone in apparenza assolutamente sane,
che tuttavia provano totale indifferenza rispetto ai loro atti,
e persino rispetto a loro stessi.
Il bello è che secondo lo studio di Cleckey questo tipo di persone raggiungono
con grande facilità il successo, sia nel lavoro che nei rapporti sentimentali
grazie alla loro sicurezza.
D) Ritiene di essere un misantropo?
R) Nella misura in cui lo erano Mark Twain ed Albert Einstein verso la fine della
loro vita, quando avevano rinunciato a sperare.
Si guardi intorno: stiamo distruggendo il nostro paese e sembra che non ce ne
importi niente. Facciamo delle cose orribili ad altri esseri umani...
devo continuare?
D) Lei è anche un apprezzato artista figurativo: ritiene di esprimere le
stesse cose sulla tela e nelle sue incisioni?
R) Ovviamente l'artista è la stessa persona, e credo che una visione attenta
riveli l'analogo sguardo sul mondo.
Un quadro di cui sono molto felice raffigura un personaggio che compare anche
nei miei libri con scritto: "La vita non è il modo di trattare un animale".
D) La sua vita è stata caratterizzata da molti dolori e l'esperienza diretta
di alcune tragedie quali la guerra, ma non ha mai perso la capacità di
sorridere sulla follia dell'esistenza...
R) Ritengo che l'ironia sia l'unica arma contro la disperazione.
Un momento di sollievo e insieme una risposta fisiologica di
fronte a quello a cui assistiamo. Come le lacrime, del resto.
Antonio Monda - La Repubblica - 29 Aprile 2006.