Il calzolaio
L'avvento dell'industria calzaturiera, fin dai primi del '900,
ha di fatto costretto molti artigiani calzolai a chiudere bottega o,
nella migliore delle ipotesi, a tramutarli in commercianti di calzature
e/o manufatti in cuoio come borse, cinture ed accessori vari.
I prezzi delle scarpe fabbricate in modo artigianale non potevano competere
con quelli delle scarpe fabbricate in mdo industriale.
Ma un altro motivo, oltre al prezzo, ha contribuito a far estinguere questa
figura di artigiano: farsi fare un paio di scarpe su misura era cosa abbastanza
impegnativa in quanto le varie prove e le varie misurazioni si susseguivano
ed il prodotto non era certamente in pronta consegna.
Generalmente questi artigiani lavoravano nei loro piccoli laboratori all'interno
dei quali si potevano notare i vari attrezzi - tutti a portata di mano - appesi
al muro così come erano appese alle pareti le forme delle diverse taglie che,
comunque, venivano sempre adattate e riadattate a seconda delle necessità.
Una grande varietà di cuoio e di pellame veniva sistemata nelle varie scaffalature
di legno e diffondeva, tutt'intorno, l'odore tipico di questa bottega artigiana.
Quasi al centro della stanza veniva sistemato il "Panchetto",
ovverosia un tavolino di legno basso e suddiviso, sulla superfice,
da vari scomparti aventi forma quadrata e rettangolare atti a contenere
tutta la minuteria, come ad esempio chiodini e borchie,
di cui il paziente artigiano poteva abbisognare.
Il Panchetto serviva altresì da piano di lavoro ed il calzolaio vi stava seduto
di fronte su di una seggiolina indossando, il piu' delle volte, un grembiule.
Non poteva mancare, sul Panchetto, una pallina di pece che,
passata accuratamente sullo spago, aveva la funzione di tenere uniti
i vari fili di cui quest'ultimo era composto.
Era un lavoro di taglio del cuoio e del pellame, era un lavoro di accurata cucitura,
era un lavoro nel quale l'artigiano doveva conoscere tutti i segreti della lavorazione
della materia prima: la suola, ad esempio, veniva dapprima immersa in una bacinella
d'acqua per poi essere battuta con un apposito martello su di una sorta di incudine
fino a quando non assumeva lo spessore desiderato.
La varietà delle materie prime impiegata serviva in realtà,
i vari tipi di calzatura: calzature dall'estetica discutibile ma estremamente
robuste per la classe lavoratrice.
Erano scarpe destinate ai contadini, ai pastori e agli operai in genere che,
molto spesso, erano dotate di rinforzi in ferro sia sui tacchi che sulle punte;
diverse le calzature commissionate dalla borghesia che sicuramente era piu'
esigente in fatto di design e di pellame utilizzato.
C'è da dire, però, che nelle nostre zone in particolare, i contadini erano soliti
utilizzare degli zoccoli con la suola in legno e la parte superiore in cuoio:
erano calzature praticamente indistruttibili e molto funzionali in quanto
erano facilmente estraibili ogniqualvolta il contadino entrava in casa
dove, solitamente, camminava scalzo.
Non va confusa l'estinta figura dell'artigiano calzolaio con quella, tutt'ora vivente,
del ciabattino: quest'ultimo, soprattutto in passato, aveva migliori motivi di
esistere in quanto era l'artigiano (sicuramente meno abile del calzolaio)
deputato alla riparazione delle calzature.
Oggi il ciabattino non ripara piu' scarte artigianali, ma fatte in maniera industriale
e l'immaginario collettivo non corre piu' con la mente all'artigiano rinchiuso nel suo
laboratorio e ricurvo sulla Panchetta, ma piuttosto ad un giovane che lavora con
moderni macchinari, magari all'interno di un centro commerciale,
e che affianca alla sua classica attività altre attività come,
ad esempio, la riproduzione di chiavi a mezzo di moderni
pantografi a controllo numerico.
(da "il Cortese")