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Katazen: un mondo
ineffabile......                  
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Gli algoritmi del cuore

                C'é più logica nei sentimenti che nella ragione

Uno degli effetti meno triviali della cosiddetta crisi di questi ultimi anni
è costituito dall'incrinarsi del primato della parola.
Non ci riferiamo alle varie controculture o sottoculture,
ai misticismi alla moda che importano un po' di estasi insieme agli incensi
e ai guru; intendiamo piuttosto il sospetto sulla parola che ci vorrebbe liberare,
sulle pretese della comunicazione organizzata di sciogliere i nodi
e i conflitti della comunicazione.
Gli esiti di una certa antipsichiatria ci indicano che il potere dei terapeuti,
messo in qualche modo in discussione negli ospedali psichiatrici,
rispunta nelle situazione dialogiche,
si dissimula, si pretende finito.
L'antipsichiatria si è fatto profeta, o piuttosto si fa suggeritore di tecniche di vita,
fa intendere che possiamo curare da soli, con un po' della sua assistenza
disinteressata, i nostri piccoli drammi quotidiani.
Il bisogno di parlare, di rivelare le autentiche esperienze,
si installa così, senza soluzione di continuità,
sui detriti di una cultura che fino a poco tempo fa esaltava il primato dell'azione.
Ma in qualche modo la consapevolezza che in questi estremi contorcimenti
delle tecniche terapeutiche sia implicato un nuovo tipo di potere,
o per lo meno dei microcontrolli,
sembra emergere anche tra chi cerca di stabilire qualche momento
di ascolto con le situazioni più impervie
e insondabili dell'esperienza umana.
E' questo il caso di Deligny (1), che respinge ogni pretesa di interpretazione
dell'autismo infantile, che si limita a organizzare intorno ai bambini delle
circostanze di vita, che cerca di decifrare - attraverso il linguaggio dimenticato
dello spazio e dell'erranza - altri schemi,
forse primordiali, forse anteriori al linguaggio.
Idee non molto diverse, basate sulla consapevolezza che altri schemi di significato,
non meno decisivi siano occultati dal linguaggio verbale,
razionale, o psicoanalitico, ci vengono da Bateson:
in particolare l'idea che la profondità o la complessità della mente sia rispettata,
che la pretesa di dominare con l'interpretazione l'esperienza degli altri,
di riempire con gli schemi di una qualunque razionalità
una radicale estraneità di senso,
non sia che estremo illuminismo,
illusione senza speranza.
  Ma su Bateson occorre qualche accortezza.
In una provincia culturale in cui sono tradotte molte più opere originali di quante
non ne siano prodotte, accade spesso che libri di grande interesse,
ma estranei agli imperativi culturali, passino inosservati
o siano fraintesi.
E' il caso della raccolta di scritti di Bateson Verso una ecologia della mente (2),
che ha suscitato in Italia un moderato dibattito, limitato però alla ben nota
teoria del doppio vincolo, che ha costituito una delle matrici principali
delle terapie relazionali e familiari della schizofrenia.
Tranne qualche eccezione (3), la cultura italiana si è lasciate sfuggire l'opera
di un autore che ha indubbiamente trasformato i modi di pensare
in una pluralità di campi,
dall'antropologia alla teoria della comunicazione,
dalla cibernetica all'ecologia.
Questa disattenzione è probabilmente legata alla difficoltà nei consueti schemi
(razionalismo o irrazionalismo, progressismo o conservazione, e così via)
un pensatore di formazione scientifica che addita nella religione
e nella poesia dei percorsi di salvezza in un mondo
che prepara l'autodistruzione,
un padre fondatore dela cibernetica, che ironizza sulle utopie scientifiche
compresa la cibernetica ed è ostile al controllo sociale,
uno scienziato che si ispira a illustri outsiders come Lamarck e Samuel Butler,
o a poeti come William Blake, uno psicologo che giudica superiore la logica
dei sentimenti a quella della ragione, e così di seguito.
Ciò che sconcerta di più in Bateson è l'indifferenza per quei valori di razionalità,
come il progresso o la bontà intrinseca della conoscenza,
da cui nessuna formazione moderna di pensiero sembra essere immune.
A differenza di altri scienziati, che hanno tentato la via della profezia,
in Bateson non c'e nulla di utopico:
da una riflessione quasi cinquantennale sulle forme della comunicazione umana
egli sembra aver tratto principalmente una grande sfiducia nelle capacità
degli uomini di conoscere la propria natura,
una robusta ironia sulle pretese della scienza di imporre la propria epistemologia,
imperniata sull'accumulazione del sapere e sulla
manipolazione del futuro, nel comprendere
i conflitti e i paradossi collettivi (4).

                                                 La grazia

Appare quindi distorcente la lettura tecnica e psichiatrica che è stata fatta
in Italia di Bateson - come appare ormai da un dilagare di testi
sulla famiglia e sulle terapie familiari.
Mentre l'idea fondamentale di tutti i suoi scritti è la necessità di non interferire
nella saggezza circuitale dei sistemi viventi (la mente umana o qualunque
ecosistema ) di fatto la sua opera viene usata come fondamento di una
teoria psichiatrica che trova nella manipolazione e nel cambiamento
delle relazioni interpersonali la chiave per la cura dei "problemi"
e delle patologie della comunicazione.
In realtà il messaggio di Bateson riguarda proprio la sacralità e l'inviolabilità
di quello che si potrebbe chiamare grossolanamente l'inconscio,
ma in un senso molto diverso dalla nozione psicoanalitica,
o meglio il linguaggio primario che dà forma
a gran parte dell'espressione umana,
dalla comunicazione non verbale ai
vari modi di rappresentazione artistica.
Bateson attribuisce un ruolo decisivo alla grazia (nei due significati, estetico e
teologico) posseduta dai sistemi inconsci di comunicazione,
dal gioco animale e infantile, dal linguaggio metaforico
e poetico e da quello delle arti primitive:
"La poesia non è un tipo distorto e ornato di prosa; piuttosto la prosa è
poesia spogliata e inchiodata al letto di Procuste della logica" (5).
Come il Wittgenstein delle note su Frazer e del Tractatus,
a Bateson interessa stabilire i limiti dei linguaggi consci e razionali,
piuttosto che la capacità di questi linguaggi di tradurre le espressioni
inconsce (come invece propongono gli psichiatri di Palo Alto,
che dichiarano di ispirarsi a Bateson (6).
  Le coeur à ses raisons que la raison ne connaît pas.
In questa formula Bateson riassume la complessa stratificazione di funzioni
consce e inconsce degli organismi viventi e sintetizza la limitata
traducibilità dei due linguaggi.
L'idea di Bateson è non solo che la coscienza sia limitata tecnicamente
(nel senso che è impensabile un organismo che riesca a rappresentarsi
tutte le sue parti, e quindi anche le rappresentazioni,
le rappresentazioni delle rappresentazioni,
e così all'infinito),
ma che essa debba essere limitata.
La stessa attività di rappresentazione conscia,
in quanto sostituzione delle regole del processo secondario a quelle del
processo primario (o algoritmi del cuore, secondo la bella espressione
di Bateson) puù costituire una distorsione o un'indebita interferenza
nel funzionamento circuitale della mente.
"Se potessi dire che cosa significa, non sentirei il bisogno di danzarlo",
sembra aver detto Isadora Duncan.
Secondo la grossolana epistemologia dell'occidente,
nota Bateson, queste parole possono essere interpretate
in favore della traduzione del messaggio inconscio della danza
nella comunicazione verbale.
Ma secondo un'altra interpretazione,
indubbiamente meno fortunata nella nostra tradizione di pensiero,
le stesse parole possono significare che non è necessario dire
con le parole ciò che può essere "detto" con la danza,
con l'arte in genere, con il "cuore".
Non si tratta qui di due culture, o peggio di sottoculture
ma di diverse epistemologie.
Bateson, solo in parte rifacendosi alla psicanalisi,
ritiene che il processo primario, e quindi la sfera dei sentimenti,
della comunicazione non verbale, poetica e metaforica,
sia dotato di regole rigorose, codificate diversamente da quelle
del processo secondario o conscio.
Mentre in quest'ultimo domina una logica discorsiva,
in cui valgono l'opposizione tra soggetto e oggetto,
l'esistenza di predicati e la negazione, il processo primario sembra
possedere una logica relazionale.
Così il linguaggio dei sogni e quello analogico non conoscono la differenza
tra affermazione e negazione, ma esprimono una relazione in cui un
determinato contenuto può derivare proprio dalla dichiarazione
del suo opposto.
Gli organismi viventi possono essere costretti a dire l'opposto di ciò che
vogliono per riuscire a dichiarare che vogliono
l'opposto di ciò che dicono.
Così due animali che non vogliono combattere saranno costretti prima
a esibire dei segnali di combattimento,
poi a impegnarsi in una lotta in cui scoprono di non volersi uccidere e
quindi alla fine dell'interazione potranno stabilire
una relazione amichevole.
In generale la comunicazione umana non sarebbe possibile senza la
continua sovrapposizione dei due tipi di messaggi,
quelli che esprimono contenuti inconsci (o parzialmente consci)
e altri metacomunicativi, che si sforzano di definire il ruolo
dei messaggi inconsapevoli.
Queste sovrapposizioni forniscono da una parte lo stile comunicativo,
e dall'altra permettono gli innumerevoli giochi linguistici,
i paradossi, le ambiguità,
e le ironie che rendono complessa la comunicazione umana,
offrendo al tempo stesso la possibilità di giocare,
di mascherarsi, il piacere insomma della comunicazione.

                                                Il gioco

La distinzione teorica tra linguaggi e metalinguaggi era già stata
formulata da Russel con la teoria dei tipi logici e approfondita
e discussa da Carnap e Tarski,
ma Bateson mostra come la comunicazione animale,
e quindi per estensione quella umana non verbale,
sia resa possibile dall'interferenza di entrambi i tipi di messaggi
e dalla capacità di discernerli.
Gli animali che giocano, che hanno quindi a disposizione segnali,
non logicamente diversi da quelli impiegati in situazioni di lotta,
devono riuscire a metacomunicare il messaggio "Questo è gioco",
che a un diverso livello logico contraddice il contenuto dei messaggi
che essi devono scambiare per giocare.
Questo semplice paradosso, per cui dei segnali di minaccia sono combinati
in modo tale da rappresentare l'assenza di minaccia,
è un prototipo delle situazioni in cui è in gioco un rapporto,
non traducibile in logiche formalizzate, tra l'uomo,
i simboli e i messaggi denotati dai simboli.
Paradossi delle situazioni ludiche, dell'arte,
della stessa comunicazione sociale.
  Queste idee di bateson, e in particolare quella di framing (o incorniciamento
di sequenze comunicative con metamessaggi e metadefinizioni)
sono state riprese da Goffman in alcune notevoli analisi
del mondo quotidiano interpretatonello schema
del gioco e delle varie situazioni di passaggio
tra realtà sociali di diverso valore logico (7).
  In entrambi sono presenti delle griglie di interpretazione delle relazioni
microsociali che si rifanno all'etologia,
ma a un'etologia che non si presta ad estrapolazioni semplicistiche.
Un'etologia che in qualche modo cerca le tracce di ritmi di espressione
e di comunicazione non legati alla verbalizzazione,
di modalità di relazione in cui il gestire, il sondare, lo schivare,
il duellare simbolico e l'ironia producono situazioni di gratuità,
di divertimento come di rischio, refrattarie agli usi artificiali non razionalizzabili.
Situazioni di gioco che si radicano in schemi filogenetici,
ma che d'altra parte sono sviluppate da culture primitive
e da una lunga tradizione di arti non verbali,
oppure intrise di comunicazione non verbale, come la mimica,
il teatro gestuale e tutta una tradizione di comicità popolare (8).
Si tratta di situazioni che non è necessario cercare nell'esotismo:
con tutta la complessità delle loro regole di rilevanza e di trasformazione
esse sono intorno a noi (noi vi siamo perennemente dentro),
quando giochiamo a carte, partecipiamo a un incontro qualunque,
conversiamo attorno a un tavolo, pretendiamo di fare teorie
oppure ci illudiamo di comunicare soltanto con le parole.
L'inconscio di questa realtà fondamentale non è traducibile:
l'abilità consisterebbe allora nel lasciarsi andare alle sue seduzioni,
nel limitare la presa e l'interferenza della coscienza,
come sa bene un giocatore di biliardo,
che non ha alcun bisogno di calcolare gli angoli di impatto e i tragitti
della palla per segnare dei buoni punti.
Il problema è piuttosto che in una vita sociale complessa la conoscenza
degli schemi di metadefinizione della comunicazione inconscia
diventa una posta importante in gioco non solo
nelle comunicazioni di massa,
ma nello psicanalismo - in tutta quella rete di dispositivi in cui sembra
esercitarsi il controllo sociale.
Ma questo è solo un aspetto di ciò che Bateson chiama il finalismo cosciente,
la pretesa pratica , generalizzata nella nostra cultura,
di tradurre l'intraducibile.

                                                 Il sacro

E' certo che l'assenza nell'opera di Bateson di richiami all'organizzazione e ai
conflitti del mondo umano-sociale (tranne i riferimenti ironici ai tentativi
delle organizzazioni artificiali di disciplinare la complessità del vivente)
può produrre interpretazioni ambigue,
e non solo quella citata che esalta la capacità tecnica di risolvere
i paradossi della comunicazione,
ma anche utopie sulla possibilità di ripristinare una saggezza,
o nuove alleanze, nei rapporti con la natura,
utopie abbastanza diffuse tra i teorici dei sistemi,
i filosofi della natura come Morin o gli utopisti conviviali.
Si può pensare che il rapporto non manipolatorio dell'uomo con la natura,
quell'essere parte di una mente più vasta che include il mondo
vivente e perfino il mondo inanimato originario,
quel riconoscersi all'interno di una vasta saggezza che dovrebbe essere
protetta in qualche modo dalla conoscenza,
non sia ormai che nostalgia,
come il ricordo di città scomparse,
nascoste e sommerse da catastrofi successive,
coperte dalle fondamenta di altre città che si sono succedute nel tempo(9).
  Anche Bateson non sembra illudersi sulla capacità collettiva,
di porre riparo alla distruzione dell'ambiente,
di limitare delle strategie che programmano per decenni le condizioni di vita
e non sanno prevedere una catastrofe ecologica per il giorno seguente.
  Le possibilità di saggezza che egli indica non vanno al di là del
pianissimo - in questo senso ricorda Weber -,
del rapporto con gli animali e con i bambini,
della religione e della poesia,
e sopratutto il suo insegnamento consiste nell'identificazione di una
realtà simbolica e comunicativa del gioco,
come piacere della forma e dello stile,
come disposizione all'ironia e alla differenza,
come capacità di produrre significati mediante l'inconscio.
I suoi giochi linguistici non sono esercitazioni epistemologiche o metafore
produttive - sono il riconoscimento di una capacità
di significazione per cui non è esagerato
scomodare il termine di sacro.
Come gli stessi esiti della cultura psicologica,
spesso ammantati di motivazioni liberatorie, stanno indicare ,
gli spazi di inviolabilità tendono nella nostra società a restringersi
progressivamente fino al punto apparentemente paradossale
dell'instaurazione della parola liberata,
in quello che era il dominio privato.
I libri di Bateson indicano la possibilità di ripensare un rapporto con la natura,
sopratutto con la nostra natura, fin qui illuministica e strumentale,
un rapporto che la cultura moderna ha ereditato trionfalmente
dall'ideologia della società industriale.

   
                                                 


























  



 


OLTRE LA PSICHIATRIA

Oggi posso affermare che ciò che stavamo facendo negli anni 1955-60 rappresentava
gli inizi di una scienza formale che avrebbe studiato le forme di interazione tra idee
esplicite, implicite e concretizzate.
Ma a quell'epoca il nostro lavoro fu definito - e a noi sembrava che lo fosse -
studio "dell'organizzazione familiare" e dei "doppi legami".
E' dalla psichiatria che ricevevamo i nostri fondi, e ci lasciammo quindi molto
influenzare, e in maniera negativa, dalla necessità di applicare il nostro sapere
a quel campo. Per ben intenzionata che sia la spinta a guarire il prossimo,
l'idea stessa di "guarire" implica sempre un'idea di potere.
Ci lasciammo anche influenzare dalla vecchia epistemologia realistica o "cosale"
da cui stavamo allontanandoci ('reale' viene dal latino res, 'cosa'). (....)
Questi vent'anni sono stati per me molto fecondi. Mi sono allontanato dalla psichiatria
ospedaliera per entrare nei campi più ampi del comportamento animale,
della teoria dell'apprendimento, dell'evoluzione e dell'ecologia.
Questo cambiamento di oggetto di studio fu in parte, dettato dallo stato del campo (...)
Devo anche confessare che ero ormai annoiato e disgustato dalla melma augiana
del pensiero psichiatrico tradizionale, dall'ossessione dei miei colleghi per il potere,
dalla sciocca crudeltà delle famiglie che (come usavamo dire) "contenevano" la
schizofrenia, e anche sgomentati dall'abbondanza dei dati disponibili.
(Müssen wir alles ansehen?, "Dobbiamo guardare tutto?", domandò la ragazza
tedesca salendo i gradini del British Museum).

Da G. Bateson, prefazione a C. E. Sluki, D. C. Ransom, Il doppio legame,
Astrolabio, Roma 1979, pp. 14-15.


GLOSSARIO

  Antipsichiatria: corrente nata in Inghilterra e negli Stati Uniti alla fine degli anni Ses-
  santa, molto critica verso la psichiatria ufficiale, il concetto di malttia mentale e sopra-
  tutto le istituzioni manicomiali. I suoi principali esponenti (molto diversi fra loro) sono
  R. D. Laing, D. Cooper, Th. Szasz e, in Francia M. Focault e F. Guattari.
  Carnap, Rudolf (1891-1970), filosofo e matematico, autore di La costruzione logica
  del mondo (1928), La sintassi logica del linguaggio (1934), e altri testi.
  Cibernetica: scienza che studia tutti i sistemi che presentano caratteristiche di auto-
  regolamentazione, i cui principi sono stati stabiliti, tra gli altri, da Norbert Wiener.
  Le sue applicazioni vanno dalla matematica alla biologia alla computer science.
  Epistemologia: è un termine usato per lo più per indicare la filosofia della scienza,
  ma G. Bateson lo usa nel senso generale di una teoria della conoscenza, indicante
  come un soggetto percepisce il mondo, lo comprende e reagisce, sia adattandosi sia
  entrando in conflitto.
  Etologia: si usa per indicare lo studio degli usi e dei costumi degli animali,
  ma Bateson lo impiega anche per indicare i comportamenti umani.
  Russel, Bertrand (1872-1970), logico e filosofo. Molto noto per le sue posizioni etiche
  e politiche e come divulgatore di storia della filosofia. Russel è importante anche e
  sopratutto per i suoi lavori logici e matematici. A lui si deve la "teoria dei tipi logici"
  utilizzata spesso da Bateson nei suoi lavori.
  Tarski, Alfred: (1902-1983), logico e matematico polacco, tra i più importanti del
  Novecento. I suoi studi più famosi riguardano il problema della correttezza formale
  degli enunciati.
  Teoria dei tipi logici: elaborata da Bertrand Russel e Alfred N. Whitehead nei
  Principia  Mathematica (1910-1913), è una teoria che cerca di eliminare i paradossi
  dalla logica formale e dalla matematica.
  Weber, Max (1864-1920), sociologo. Nelle sue opere, numerose e importanti,
  ha interpretato la storia dell'Occidente come un cammino verso una sempre
  crescente razionalizzazione. 
1) F. Deligny, I vagabondi efficaci, Jaca Book, Milano 1976.
2) Gregory Bateson, Verso un'ecologia della mente, Adelpi, Milano 1976.
3) Tra l'altro una bella recensione su Ombre rosse nel 1977 e il dibattito aperto in questi anni
dal Manifesto. Si veda in particolare l'intervista a Bateson sulls cultura dell'estinzione e sulla
morte in "Il manifesto", 4 aprile 1979.
4) Questo tema è discusso nell'ultimo libro di Bateson, Mind And Nature, Wildwood House,
London 1979; trad. it. Mente e natura, Adelphi, Milano 1983.
5) Bateson, Verso un'ecologia della mente, cit., p. 169.
6) Ad esempio, Paul Watzlavick, Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli, Milano 1980.
7) Erving Goffman, Frame Analysis, An Essay on the Organisation of Experience,
Penguin, London 1975.
8) Su questo punto: G. Bateson "Ridondanza e codificazione", in T. A. Sebeok (a cura di),
Zoosemiotica, Bompiani, Milano 1973, anche in Verso un'ecologia..., ed. cit.
9) Si vedano su questo punto i saggi di Karl Löwith sul rapporto uomo-natura in Critica
dell'esperienza storica, Morano, Napoli 1967.

                                                             
                                                                Essere secondo Natura
                                                                  N.7  Novembre 1986*

*(Testo tratto dal libro di Alessandro Dal Lago "Il Politeismo moderno",
   Edizioni Unicopli, Milano 1986).
                                                           

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