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FAQ4

Maschere del Sè:
secondo funzionario
La"squadra tonda"
Oriente e Occidente
La transumanza

Maschere del Sè: secondo funzionario

In un'intervista alla tv, un ex responsabile di un gulag sovietico alla fine dichiarava:
"Sono orgoglioso di essere comunista e di aver servito il mio
paese... e la mia coscienza è a posto...".


La "squadra tonda"

Un tempo, quando si andava a mestiere presso un artigiano, il primo incarico era
uguale per tutti gli apprendisti: cercare e portare al maestro la "squadra tonda"...
L'ultima volta, una cosa del genere mi è successa una ventina di anni fa.
Solo che stavolta io e il maestro avevamo più o meno la stessa età.
Gli ho risposto che la squadra tonda non esisteva...


"Possiamo dire che esprimiamo un fatto per mezzo di un altro fatto (un enunciato,
un gesto ecc.), ma parlare di esprimere il contenuto è una contraddizione in sè,
al pari del far musica senza suoni o del dipingere senza colori.
Cose del genere non si possono fare, non già perchè siano troppo difficili e
al di là delle facoltà umane, ma perchè non esistono.
Gli enunciati con i quali sembriamo palarne sono privi di significato nello stesso
senso in cui è privo di significato parlare di un "quadrato rotondo".
(Non ho bisogno di ricordare al lettore che l'enunciato "non esiste un quadrato
rotondo" non può essere interpretato come un enunciato che asserisca la non
esistenza di una certa cosa chiamata un quadrato rotondo, ma deve essere
inteso come un enunciato che dice che la combinazione di parole "quadrato
rotondo" non ha alcun senso)".
                                                        
                                                     Moritz Schlick - Forma e contenuto-

Oriente e Occidente

... In mezzo secolo, questa intera Asia descritta nel libro è cambiata,
anche nei villaggi più isolati, che allora si sarebbero detti inattingibili da
qualsiasi mutamento.
E invece anche nei più isolati villaggi anatolici, come ad Alaca Höyük,
la modernizzazione è arrivata, con la gente emigrata in Germania e con
i rapporti sempre più stretti tra il villaggio e Ankara, tra il villaggio e le
città tedesche dove si trovano molti uomini con i loro figli, un tempo
poveri köylüler.
In Iran i villaggi fortificati sono ormai quasi tutti svuotati, benchè circondati
da tensioni fondamentaliste un poco stemperate solo dalla voglia di modernità
di tanti giovani.
In Afghanistan il nomadismo nelle sue forme imponenti e sontuose,
descritte nelle pagine del libro, è finito tra i bombardamenti e i massacri
delle mine antiuomo.
L'Asia, dunque, è stata sepolta nel giro di cinquant'anni?
No certamente; non solo si può dire che essa è mutata solo in parte e in
superfice, ma nel suo profondo essa cova qualcosa d'altro di non deperibile,
qualcosa che può condizionare gli stessi sviluppi futuri dell'Asia,
e fors'anche qualcosa che potrebbe offrirsi come lezione a noi stessi,
ansanti nella corsa irrefrenabile verso una meta che è più di disperazione che
di possibile rinascita: un diverso senso del tempo e dello spazio, che si coglie
sopratutto se quest'Asia la si vive percorrendola a piccole tappe,
con sofferenza e partecipazione, come è raccontato in queste pagine.

                        Dalla nuova prefazione del volume: "Viaggio a Samarcanda",
                                                                             di Eugenio Turri.

La transumanza

... Pochi chilometri più avanti si può scorgere un grande brulichio nella steppa.
Qualcosa che si muove e avanza, tra nugoli di polvere, come una marea,
una fiumana.
Il mio ospite mi dice: "Sono i ghilzai che migrano, vengono dalle montagne di
Ghazni e sono diretti verso i deserti intorno a Qandhar: fanno sempre così
alla fine dell'estate".
Mentre la macchina si avvicina, le figure brulicanti prendono forma.
Vista la mia curiosità, il signore afghano fa fermare la macchina.
Posso così assistere al passaggio dell'immensa carovana.
E' un intero popolo che migra.
Vedo migliaia di cammelli, migliaia di pecore, migliaia di uomini e donne.
Uno spettacolo grandioso, d'una bellezza biblica, da antica epopea,
il più emozionante che si possa che si possa ancora vedere nell'Asia antica.
Dapprima sfilano le avanguardie degli uomini con i cammelli: sono i giovani
guerrieri e tutti hanno il fucile a tracolla, lo sguardo fiero, i turbanti che si
agitano al vento.
Vengono poi le grandi mandrie di cammelli guidati dagli uomini che scandiscono
il ritmo del passo con un "ohè... hoè..." che si trasmette a tutta la carovana.
Sui dorsi di molti cammelli sono issati grandi baldacchini ornati di frange e
pendagli di seta colorati: ospitano le giovani ragazze da marito e i bambini
più piccoli. Poi, a piedi o a dorso d'asino, passano le donne, le spose,
i ragazzi, le vecchie e i vecchi.
Vedo gente straordinaria. Le ragazze sono particolarmente affascinanti:
sembrano regine o attrici addobbate per uno spettacolo teatrale in costume.
Sono vestite di amaranto, hanno le caviglie cariche di collane, fiori d'argento
sul lobo del naso, sulla fronte pendagli di perle che coprono gli occhi e lo
sguardo, bracciali di metallo massiccio, collari triplici, quadrupli sul petto.
E sono fierissime, quasi hanno coscienza del fascino che emanano,
compiaciute dello spettacolo di bellezza e di forza che la loro tribù offre
nel passaggio attraverso le libere pianure.
Dopo il passaggio della gente, seguono le sterminate greggi di pecore e
montoni, guidate da uomini e donne a dorso d'asino.
Nel suo insieme la carovana è lunga chilometri e chilometri, dato che ci
sono i ritardatari...
......... Ad un certo momento una parte della carovana si ferma.
Gli uomini accorrono verso il settore della colonna dove camminano gli
asini con le donne e gli uomini. Solo più tardi posso capire di che si tratta:
è morto un uomo, un vecchio. Forse è morto di vecchiaia o di stanchezza.
Scendo dal cammello perchè voglio assistere al seppellimento.
Il giovane che mi fa da compagno mi ordina di non avvicinarmi troppo.
Posso però egualmente vedere la rapida cerimonia, i pianti di alcune donne,
le preghiere recitate da un uomo che ha la funzione di mullah.
Alcuni uomini hanno già scavato la fossa, fonda pochi decimetri.
La salma viene malamente avvolta in una specie di lenzuolo bianco e poi
deposta accanto alla tomba mentre vengono accesi dei fuocherelli con
arbusti e semi che mandano un odore di agro.
Avvicinandomi di più riesco a vedere la faccia del morto, mezzo scoperta.
I suoi occhi hanno una serenità, una pace sublime,
forse non vedono ancora Munkar e Nakir,
gli angeli giustizieri dagli occhi di fuoco dell'al di là musulmano,
o forse vedono gli astori e i corvi che volano sopra la steppa
e già pronti a sbranarlo. Il mullah continua a recitare preghiere e adesso
tutta la gente intorno è ferma, in piedi, col capo chino:
sono rivolti verso sud-ovest, verso la Mecca.
Alcune donne piangono e strillano.
Il vento agita appena i turbanti bianchi degli uomini.
Poi i parenti del morto raccolgono delle manciate di terra e cominciano
così a coprire la salma. In breve essa rimane sepolta.
Un sasso viene posto in corrispondenza della testa del defunto e sul tumulo
il mullah pianta alcuni bastoni con attaccati dei pezzi di stoffa.
Così tutto finisce, sembra che la gente abbia fretta di riprendere il cammino.

                                                 Eugenio Turri - Viaggio a Samarcanda -



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