Il sito
Alla mia nonna materna Tertulliana (1885-1955)
che era credente,
ma che non fu mai una buona credente.
"Perchè raccontare?, mi chiedo ogni tanto.
Non lo so esattamente; forse, invecchiando, uno si rende conto che
è sempre più difficile interpretare, classificare, giudicare, ma che si può
invece raccontare.
... (perchè) l'unico modo di parlare, di raccontare qualcosa della propria
esperienza, è parlare di altri".
(Claudio Magris)
Il Tao
Durante un soggiorno in un'isola della Grecia, feci amicizia con una ragazzona
americana di origini tedesche.
Un giorno, saputa una cosa, mi rimproverò con un fare teutonico per esser
partito da casa con i soldi contati. Prima di partire mi confidò:
"Sai...anch'io sono rimasta senza soldi. Fortuna che la mia compagna di stanza
ne aveva in più". In seguito decisi di pubblicare la storia sul mio sito web.
Mi mancava solo il titolo.
...Ero in centro a Padova, quando qualcosa mi spinse ad entrare alla Feltrinelli.
Sul bancone dei nuovi arrivati c'era l'ultima fatica di James Hillmann - un autore
di scuola junghiana. Lo presi in mano e l'aprii. C'era solamente una scritta:
"Il pomeriggio conosce cose che il mattino neppure sospettava".
Proverbio svedese.
Il mito
In Bolivia non esiste la pena di morte, eppure quel giorno
da La Paz giunse l'ordine di uccidere il prigioniero.
L'agente della CIA comunicò la notizia al prigioniero, e
aggiunse "... mi dispiace".
Il tenente incaricato di ucciderlo tracannò un bel po' di alcol
prima di adempiere al suo dovere...
I malcapitati non avevano la benchè minima consapevolezza
che stavano contribuendo a far nascere un mito:
Il mito di Ernesto Che Guevara...
Greta era bellissima
"Questo mondo è un vecchio mago
che vi vende il chiaro di luna
facendovelo passare per seta;
in cambio si prende l'oro e l'argento
della vostra vita.
Quando tornate in voi vi accorgete
di non avere abiti di seta,
e che invece avete speso tutte
le vostre monete d'oro e d'argento.
E la vostra borsa vuota".
M. Farzan - Tale of the reed Pipe -
GRETA ERA BELLISSIMA.
Questo è un necrologio per Greta, che aveva dieci anni e quando è morta non
ne ha avuto nessuno.
Suo padre era una persona distinta, proprio una persona perbene.
Un medico stimato, un amico amabile, un figlio adorato.
Un giorno il papà ha ucciso Greta nel garage di casa con cinquantuno picconate.
Poi è salito su in casa, ha detto ai vecchi genitori ' l'ho fatto per il suo bene ' e
si è buttato dalla finestra. Morto anche lui.
I giornali e i tg hanno detto che è stato "un dramma della follia".
Il "raptus di un uomo tranquillo" che non aveva mai accettato la separazione
dalla moglie.
Hanno intervistato i direttori delle associazioni padri separati.
Nessuno ha detto che era malato: d'altra parte era un medico circondato
da medici, se lo fosse stato qualcuno se ne sarebbe accorto.
Qualche giorno dopo, la domenica, il giornale locale ha pubblicato
una pagina di necrologi.
Tutti per lui, nessuno per Greta.
I genitori hanno scritto: "Figlio adorato, duramente e ingiustamente infangato,
dai anche a noi la forza di perdonare chi ti ha procurato tanta sofferenza da
vivo e ora anche da morto".
Uno zio: " Sei stato il più amabile e adorabile dei nipoti, spero che tu possa
trovare quella pace che non hai avuto sulla terra ".
Un'amica: "Sei stata la persona più cara e amabile che ho conosciuto,
resterai sempre nel mio cuore".
Tutti così, ventuno.
Gli avvocati del papà di Greta hanno spiegato che la denuncia per percosse alla
figlia maggiore di qualche tempo prima "... era un normale episodio fra un padre
e una figlia vivace".
Sette giorni di prognosi.
Un amico ha detto in tv, che le botte alla moglie, prima della separazione,
" ...facevano parte di una normale dinamica di una coppia in crisi".
Una ragazza di 23 anni, che si è firmata con nome e cognome,
ha scritto una lettera a 'Repubblica', giorni fa.
Dice: "Greta era una bimba bellissima, viveva sotto casa mia.
Suo padre era un uomo ricco e potente. La sua ex moglie si era separata da lui
anni fa dopo essere finita al pronto soccorso per le violenze subite: come tante
donne non era riuscita a denunciarlo e i medici non avevano indagato oltre.
Per sette anni il marito le aveva fatto passare l'inferno.
Quando picchiò la figlia maggiore la donna lo denunciò e attorno a lei si fece
il deserto. Nemmeno gli insegnanti della figlia le credevano.
Il prestigio di quell'uomo era più importante.
L'autoritarismo e gli abusi che esercitava erano iscritti nella continuità di una
condotta che la società vedeva, tollerava e intimorita rispettava".
Parla questa ragazza, dell'impunità oscena del potere e dell'orrore che può
nascondere una 'vita perbene'.
Del silenzio intorno, una coltre.
Di Greta, anche, che era bellissima.
Figlia e nipote adorata, a Bologna.
Concita De Gregorio
- La Repubblica delle Donne -
27 Febbraio 2004
P.S.
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