Elizabeth Blackburn
Champagne ieri nella sede dell'Unesco per i premi Unesco-L'Orèal.
Quest'anno sono per le scienze e le scienziate della vita.
Ricevono quello alla carriera Ana Belèn Elgoyen (università di Buenos Aires),
applausi.
Narry Kim (università di Seul), applausi.
Lihadh Al-Gazali (università degli Emirati arabi uniti ad Al-Ain), applausi vigorosi.
Elizabeth Blackburn (università della California a San Francisco). Boato da stadio.
Lo so, non è giusto, le altre sono brave, ma lei è il caso più clamoroso di Nobel
"negato alle donne".
Alla fine degli anni Settanta ha scoperto i telomeri, che proteggono le estremità
dei cromosomi evitando loro di sfrangiarsi, e dopo la telomerasi di cui sono fatti.
Oggi si sa che dallo stato dei telomeri dipende l'invecchiamento cellulare,
e forse la possibilità di rallentarlo.
Scelta dall'Accademia delle scienze come membro del comitato bioetico
dell'amministrazione Bush, Liz, l'australiana senza peli sulla lingua,
ne è stata cacciata presto, troppo femminista onesta e rigorosa.
Però ha ricevuto un omaggio che, salvo scandalo, spetta di solito post-mortem,
una biografia scientifica con i fiocchi:
Elizabeth Blackburn and the Story of Telomeres: Deciphering the Ends of Dna,
di Catherine Brady (Mit Press, Cambridge 2007). Altro Champagne?
Sylvie Coyaud
- La Repubblica delle Donne -
8 Marzo 2008