Ecologia delle metafore
Abbiamo dunque visto in questo capitolo come la metafora,
concepita non più come figura linguistica, ma come fondamentale
struttura del pensiero, rappresenti un crocevia nei rapporti tra arte e scienza,
estetica ed epistemologia.
Il "pensare per metafore", hanno mostrato diversi ricercatori,
è una modalità della mente.
Non è relativo al solo campo poetico e artistico.
Abbiamo anche visto come la scienza contemporanea parla sempre più spesso
per metafore e immagini tratte dal vivente.
Nello stesso tempo, come abbiamo indicato nell'introduzione a proposito
dell'epoca dell'estetica diffusa, viviamo oggi l'inflazione delle immagini,
il loro deterioramento, il loro uso improprio.
Quante stucchevoli metafore fuoriluogo di questi tempi:
dibattiti politici come partite di calcio, Istituzioni come imprese...
Nell'attuale universo comunicativo viviamo il pericolo del modello unico
che omologa tutte le esperienze, e contemporaneamente l'impoverimento,
la volgarizzazione, la banalizzazione dei linguaggi.
Arriviamo allora di nuovo alla necessità di una modalità di pensiero
non penalizzante per la molteplicità dell'esperienza,
una ecologia delle metafore che sappia preservare le differenze semantiche
e le metta in relazione.
Un atteggiamento critico nei confronti di ogni modello che si proponga
come pervasivo, per evitare esiti pericolosi e distruttivi per la
comunicazione e la biosfera.
Hans Blumenberg (1981), con la sua metaforologia, ha dato un importante
contributo in questa direzione.
Ha reinterpretato la sua stessa disciplina assegnandole un nuovo compito,
autocritico, autolimitante dell'uso stesso delle metafore.
La storia da lui ripercorsa di una famiglia di metafore (il mondo come libro),
viene ad assumere un significato che va oltre l'analisi delle immagini
del pensiero scientifico e filosofico.
La metaforologia può essere d'aiuto nell'individuare delusioni e rischi del
progetto-modello della scienza moderna di una "totale leggibilità del mondo".
Oggi, dice Blumenberg, abbiamo la sensazione di sapere troppo poco di
quello che vorremmo e troppo di quello che non ci interessa.
Di fronte, tra le altre cose, agli enormi rischi delle manipolazioni
genetiche - il tentativo di riscrivere il libro della natura - Blumenberg afferma
la necessità di pensare a nuove strade per "l'autoaffermazione dell'uomo moderno".
La metaforologia diventa allora un "procedimento per vagliare gli azzardi
necessari dalle suggestioni irresponsabili" (Blumenberg, 1981, trad. it. p. 435)
e di fronte alla hybris della teoria e della tecnica ricorre a nuove o vecchie
metafore come quella della thesaurus: "l'insieme della natura vivente,
la ricchezza delle forme e delle specie, è una gigantesca biblioteca
per la generazione spontanea (...)" (Blumenberg, 1981, trad. it. p. 430)
della quale occorre preservare gli esiti collaudati dell'evoluzione.
Paolo Tamburini - ARTE E SCIENZA NELL'ECOLOGIA DELLA MENTE -
-Blumenberg H., (1981), La leggibilità del mondo,
Il Mulino, Bologna 1989.