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Katazen: un mondo
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E se Dio fosse daltonico?

Nel 1994, nella prima edizione del libro sulla correzione del colore,
ho mostrato esempi del lavoro di una persona daltonica a cui era stato
insegnato a correggere le immagini in photoshop attraverso valori numerici,
ovviamente.
Quella immagine ha avuto dai lettori più attenzione di quanta se ne meritasse.
Ma è un indice di quanto siamo affascinati dal modo in cui le altre persone
percepiscano i colori. Alcuni di noi sono abbastanza fortunati da creare
immagini che devono piacere solo a loro stessi.
La maggior parte dei professionisti, invece, deve produrre immagini che piacciano
a un cliente, a un lettore, a un art director o al qualcuno i cui gusti, o le cui
capacità di percezione, siano dubbi.
Chiunque si sia trovato in queste condizioni ha imparato quali possano essere le
conseguenze di queste diversità di percezione.
Ve lo garantisco, è dura avere un daltonico che valuta il vostro lavoro.
C'è da rimanere un po' sconcertati se un cliente vi dice che le versioni 1/B-1/D e
3/B-3/D sono le più simili all'originale rispettivamente nella scena del fiume
e di Halloween.
In realtà questo è solo un caso estremo di quel che accade normalmente
tutti i giorni.
Quando una persona invecchia, le sue cornee diventano più gialle e non
riescono più a percepire certe ombre.
Allo stesso modo, molte droghe e farmaci, il Viagra è un caso noto, alterano
la percezione dei colori.
La domanda che ci siamo posti nel titolo di questa sezione non è solo
accademica.
Se le persone vedono i colori diversamente da noi, ben difficilmente potremo
rimproverarle per questo.
Chi lo sa, forse hanno ragione loro.
Ognuno ha una propria opinione sull'argomento e ciò è del tutto naturale e
auspicabile, a patto di non prendere la questione troppo sul serio.
Tenendo conto delle differenze della percezione umana, dobbiamo renderci
conto che un cliente è come un re.
Dopotutto, nella terra dei daltonici lo spettrofotometro non è un servo che
lavora al posto nostro.
A mezzogiorno preciso, all'inferno, quando le condizioni di vista sono le migliori,
le punizioni sono assegnate agli empi.
Un consulente della gestione del colore che propaganda troppo la sua tecnologia
o si fida in maniera esagerata delle sue misurazioni basate su un sistema di
misura artificiale, sarà costretto giorno dopo giorno, per l'eternità, a discutere
e dimostrare l'accuratezza dei suoi profili a una giuria di daltonici.
Forse si tratta di uno scherzo e un dispetto divino.
Come facciamo a sapere cosa sia normale e cosa sbagliato?
Forse Dio stesso vede verde la giacca del clown e ha problemi a vedere i magenta.
Forse la nostra capacità di distinguere questi magenta e verdi è un difetto,
uno scherzo cosmico e non è nemmeno vero.
Fortunatamente non abbiamo motivo per dirimere questa questione, che del resto
non possiamo dirimere.
Semplicemente dobbiamo accettare che non c'è una risposta giusta alla domanda
su quale sia la versione più corretta, così come non c'è necessariamente una
risposta giusta alla domanda su quale sia la migliore.
Magenta, verde, giallo e blu.
Le lunghezze d'onda di queste luci entrano in noi, entrano nelle nostre sensazioni
e ci inducono con l'inganno a pensare che quello che vediamo sia assoluto,
prendendosi gioco di noi che siamo convinti che le nostre percezioni siano
assolutamente corrette e, invece, siamo tutti un po' daltonici.


                                                                               Dan Margulis
                                                                       "Nella terra dei daltonici"
                                                                  Computer Graphics & Publishing
                                                                             luglio/agosto 2004