La cucina veneta
Della cucina veneta sono da secoli protagonisti i quattro elementi: polenta,
riso, fagioli e baccalà. Tutti d'importazione.
Il riso, coltivato nella pianura Padana, rappresenta l'eredità dei commerci con
i paesi arabi. Insieme alle spezie, che i galeoni della Serenissima Repubblica
portarono a Venezia, ne arricchirono e affinarono il ricettario.
Una menzione particolare merita il baccalà, "scoperto" dal navigatore Pietro
Querini che nel 1432 naufragò in Norvegia nei pressi dell'isola di Rost portando
successivamente in patria lo stoccafisso e, al quale, i vicentini hanno saputo
conferire, a mezzo della loro particolare ricetta, la dignità di un piatto prelibato
e conosciuto in tutto il mondo.
Degno accompagnatore delle pietanze venete è il vino.
"I vigneti veneti s'estendono dalle Alpi al litorale Adriatico.
Il clima e il microclima è assai differente e variegato: dal tipico alpino
a quello mediterraneo.
I vini sono particolarmente freschi, beverini, piacevoli sia i vini bianchi,
i Prosecchi i Cartizze, sia i vini rossi che hanno corpo armonioso,
eleganti e piacevolmente profumati.
Per la maggior parte dei vini non necessitano di particolari lunghi invecchiamenti,
eccezion fatta per l'Amarone e i vini dolci Torcolato.
L'attività vitivinicola costituisce un settore molto importante dell'economia
regionale la cui produzione molto antica antecedente l'arrivo dei Romani,
è una delle più alte in Italia (7 milioni di ettolitri l'anno circa) favorendo
la selezione dei vigneti in ragione della qualità medio alta.
In epoca medievale gli Ordini Monastici avviarono un po' ovunque nel Veneto
il rinnovo degli impianti vitivinicoli ancora coltivati secondo l'impostazione degli
antichi Romani, che però fino a quel tempo diedero ottimi risultati, sia di qualità
sia di quantità delle uve e dei vini.
Il rinnovo dei vigneti nel veneto proseguì nel Rinascimento con l'arrivo in Regione
di nuove varietà di viti provenienti dai paesi Orientali, e da altri frequentati dai
commercianti della Serenissima, i quali portavano i vini veneti nei paesi
dell'Europa settentrionale e in estremo Oriente.
La viticoltura venne favorita anche dal trasferimento in terraferma degli
interessi economici dei patrizi veneziani che diedero inizio e impulso all'attività
agraria organizzata con lo sfruttamento pianificato dei terreni e la costruzione
delle grandi Ville padronali.
Il rinnovo della vitivinicola regionale proseguì nell'800 con l'arrivo di nuove
varietà di viti provenienti dalla Francia e dalla Germania che diedero nuovo
vigore all'attività vinicola e al commercio del vino.
Le viti dell'uva di varietà Merlot costituiscono circa il 30% dell'intera produzione
regionale.
Le viti autoctone per la coltivazione delle uve di varietà Prosecco e Garganega
superano la metà della superfice dei vigneti coltivati del totale regionale.
La produzione delle 19 zone riconosciute per i 20 vini Doc supera i 2 milioni di
ettolitri, ed è pari al 20% della produzione nazionale, ponendo il Veneto quale
prima regione imprenditoriale e produttiva in Italia.
Nei vigneti in provincia di Verona sono prodotti nella varietà, una quantità
di vini che supera l'intera produzione delle pur prolifiche e qualificate regioni
del Piemonte e della Toscana.
Il commercio vitivinicolo del Veneto verso l'estero tocca punte del 70%.
Quattro vini veneti sono presenti nella classifica dei 20 più richiesti vini italiani
dai consumatori: il trevigiano Prosecco di Conegliano e i veronesi Bardolino,
Soave e Valpolicella.
Dei 20 vini Doc prodotti nel Veneto, 15 sono esclusivamente prodotti nella
regione e 5 sono condivisi con le confinanti regioni del Trentino,
del Friuli Venezia Giulia e della Lombardia".
Renato Zanolli - Guida ai vini d'Italia -
"Vini e feste regione per regione."
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