Avere carattere
PIU' LE NOSTRE AZIONI SONO IMPORTANTI, PER NOI E GLI ALTRI,
PIU' IL LORO ESITO E' INCERTO, IMPOSSIBILE DA PREVEDERE.
"Come possiamo agire", mi chiede la lettrice Martina Birro,
"senza il terrore di sbagliare, senza temere l'inefficacia che
ogni protesta, ultimamente, comporta?".
La mia risposta, cara Martina, l'unica che responsabilmente posso offrirle,
è che purtroppo non possiamo.
Non possiamo, prima ancora di agire, avere la certezza che non commetteremo
degli errori, ne' essere preventivamente sicuri che a fine giornata ci saremo
dimostrati all'altezza dei compiti.
E questo non vale solo per le proteste: le ricette garantite per stabilire con la
massima infallibilità quale comportamento seguire sono poche, se non inesistenti.
E piu' le nostre azioni sono importanti, per noi e per gli altri, piu' il loro esito
è incerto (o meglio, impossibile da prevedere).
Le scelte che la vita ci presenta non sono corredate da istruzioni specifiche
cui è sufficiente attenersi punto per punto.
Vivere significa assumersi dei rischi.
O, per usare un detto inglese, significa "essere ostaggi del fato".
La vita puo' essere dura e spaventevole? Gia', proprio così.
Ma non ne abbiamo altre da vivere.
Come suggeriva Michael Foucault, siamo noi a definire la traiettoria della nostra
esistenza, e così facendo creiamo, al tempo stesso, noi stessi,
come un artista crea un'opera d'arte.
Il percorso della nostra vita, il suo "scopo definitivo" e il suo "fine ultimo"
non possono che essere - come sono - il risultato di un "fai-da-te".
Tutti oggi sono artisti, e non per scelta quanto, diciamo,
per disposizione del fato universale.
Per questo l'assenza di azione è essa stessa azione.
La serena accettazione del mondo che ci porta ad avallare quelle stesse
nefandezze che condanniamo rappresenta una scelta - come è una scelta il
ribellarsi alle ingiustizie derivanti dallo stile di vita che il mondo
sembra volerci imporre.
La vita non puo' che essere un'opera d'arte - se è di vita umana che parliamo,
di creature dotate di volontà e libertà di scelta.
Le menti piu' influenti della nostra era, insieme alle legioni dei loro seguaci,
hanno preso Socrate a modello di vita ben vissuta,
di esistenza significativa e dignitosa.
L'antico saggio precursore del pensiero moderno, spirito indomito votato
all'inarrestabile ricerca di verità, nobiltà e bellezza,
era un uomo completamente e autenticamente "self -made",
maestro della creazione e dell'autoaffermazione.
Eppure, non proponeva la vita che aveva scelto per se stesso come
modello universalmente valido, il solo che ogni essere umano
dovesse cercare di emulare.
Secondo i grandi filosofi moderni che lo considerano un modello da seguire,
"imitare Socrate" significa comporre liberamente e autonomamente
la propria persona, personalità e/o identità, senza copiarne altre;
cio' che conta sono l'autodefinizione e l'autoaffermazione;
oltre all'accettazione del fatto che la vita è e deve essere un'opera d'arte,
dei cui meriti e delle cui mancanze il suo "auttore"
(autore e attore al tempo stesso, colui che ne è progettista ed esecutore)
si assume la piena responsabilità.
In altre parole, "imitare Socrate" significa rifiutarsi di imitare
"l'uomo Socrate" - o chiunque altro.
Significa rifiutare la duplicazione, la riproduzione in quanto tali.
Socrate scelse forse per se' un modello di vita che gli si confaceva,
componendolo con perizia e coltivandolo faticosamente a dispetto
di tutto e di tutti (tanto da scegliere la morte pur di aderirvi sino in fondo);
non è detto però che tale modello si adatti a chiunque.
Emularlo ciecamente equivarrebbe a tradire il suo insegnamento
e rifiutare il suo messaggio, che è stato innanzitutto e
soprattutto di autonomia e responsabilità individuali.
Tale opera di imitazione si addice forse a una fotocopiatrice,
e non potrà mai produrre una creazione artistica originale -
quale la vita umana (socraticamente) dovrebbe sforzarsi di essere.
Ogni artista lotta con la resistenza dei materiali cui intende affidare la
propria visione e ogni opera d'arte porta i segni di tale lotta:
delle vittorie, sconfitte e numerosi compromessi (non meno imbarazzanti
per il fatto di essere inevitabili).
Altrettanto è vero per gli artisti della vita.
Ne siamo o meno consapevoli, lo scalpello con cui danno forma all'opera
è il loro stesso carattere.
E' a questo che Thomas Hardy si riferiva si riferiva affermando che:
"Il destino dell'uomo è il suo carattere".
Destino e imprevisti (suoi guerriglieri) definiscono la gamma delle scelte
che si presentano agli "artisti della vita", ma è il carattere che determina
il modo in cui sceglieranno di agire.
Nel suo studio When Light Pierced the Darkness (Quando la luce squarciò
le tenebre), la sociologa Nechama Tec ha voluto stabilire quali fossero
i fattori che durante l'Olocausto spinsero taluni a mettere a repentaglio
la propria vita pur di salvare quella degli altri.
Ma la sua ricerca di una relazione tra il desiderio di aiutare il prossimo
e la predisposizione al sacrificio di se' e quei fattori che si pensa
determinino il comportamento umano è stata vana.
Sembrava che i comportamenti moralmente encomiabili non fossero
determinati da alcun fattore "statisticamente significativo".
Coloro che prestarono aiuto non erano diversi dal resto della popolazione,
anche se il valore morale della loro condotta e la valenza delle
conseguenze differivano radicalmente da quelle dei piu'.
Cosa fu allora a spingere chi prestò soccorso rischiando di diventare
a sua volta vittima ad agire in quel modo, anzichè barricarsi in casa
ed evitare di assistere alle sofferenze del prossimo?
A differenza della maggior parte delle persone del medesimo ceto sociale,
con lo stesso livello di educazione, fede religiosa o affiliazione politica,
coloro che aiutarono non avrebbero saputo agire differentemente.
Non si sarebbero mai perdonati di aver posto la propria sicurezzaal di sopra
di quella di coloro che avrebbero potuto aiutare, senza farlo.
Il fato e gli imprevisti sfuggono al controllo dell'attore rendendo alcune
scelte piu' probabili rispetto ad altre.
Il carattere però scombina tale probabilità statistica e spoglia il fato e gli
imprevisti dell'onnipotenza che si arrogano - o che gli attribuiamo.
Tra un atteggiamento di rassegnata accettazione e l'audace decisione
di sfidare la forza delle circostanze: lì si trova il carattere.
E' il carattere che di fronte alla possibilità di compiere le scelte
piu' probabili decide di considerarle anche sul fronte molto piu'
impegnativo della loro accettabilità.
E' stato il carattere che il 31 ottobre del 1517, alla vigilia di Ognissanti.
spinse Martin Lutero a dichiarare ich kann nicht anders ("Non posso fare
altrimenti"), mentre affiggeva le sue novantacinque tesi alla porta
della chiesa di Wittenberg. (Traduzione di Marzia Porta)
Zygmunt Bauman
La Repubblica delle Donne
- 7 Febbraio 2009 -